I tacchi, sempre più alti, “Non devono conquistare l’uomo, devono vincerlo”, ha dichiarato Valerie Steele in un’intervista. Ecco che nell’era del femminismo ritornano di moda i tacchi a spillo, ed ecco perché. Nel ventunesimo secolo torna di tendenza il tacco a spillo non come strumento di seduzione per l’altro sesso, bensì come simbolo di bellezza e potere.

Si può dire che l’invenzione delle scarpe con il tacco risale all’epoca di Caterina de Medici e alla corte del Re Sole, ma dove nasce il tacco a spillo come lo intendiamo oggi? Esistono due scuole di pensiero, c’è chi sostiene che sia stato inventato proprio in Italia, nel 1953 a Vigevano, con la collaborazione di Ferragamo, tra gli altri, ma accreditato come primo designer del tacco a spillo, è anche lo stilista francese Roger Vivier, il quale, grazie all’inserimento di un’asta d’acciaio realizzò scarpe con tacco molto appuntito. Vivier dal 1953 si occupò della direzione della linea scarpe Christian Dior, il quale nel 1947 aveva lanciato una collezione dal carattere rivoluzionario, che sarebbe stata ribattezzata New Look, ingredienti fondamentali: vitino da vespa, gonna a corolle e scarpe a punta dal tacco sottilissimo!

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A contribuire alla diffusione del fenomeno fu anche il mito di Marylin Monroe che nei film quali ‘Quando la moglie è in vacanza‘ o ‘Gli uomini preferiscono le bionde‘, tanto per citarne un paio, sfoggia sensualissimi stiletto, divenendo l’icona della donna anni ’50, rigorosamente in tacco a spillo, dalla casalinga bon ton alla pin up. Ed era proprio Marylin che affermava ‘Io non so chi abbia inventato i tacchi alti ma tutte le donne devono loro molto’.

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Con gli anni 60’ e 70’ e l’avanzare del movimento di emancipazione femminile lo stereotipo della donna anni 50’ viene messo da parte insieme al tacco a spillo, considerato quasi simbolo di una ‘donna oggetto’ e, perciò, di sottomissione, per tornare in gran voga solo negli anni ’80, portando con sé tutta un’altra concezione del look femminile. In questi anni si diffonde la tendenza del power dress look, di cui il grande Giorgio Armani sarà uno degli autori e, con il suo stile rigoroso e sobrio,  permetterà alle donne in carriera di farsi strada a colpi di vertiginosi tacchi a spillo.Questo accattivante mitico accessorio rimane nella mente di molti, soprattutto degli uomini, un feticcio. Sarà il celebre fotografo di moda Helmut Newton che nei suoi scatti intrisi di voyerismo, feticismo ed erotismo, ritrae una donna protagonista e prevaricatrice nei confronti del maschio, affermando che “Anche svestita,con i tacchi a spillo una donna non è mai nuda”.

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Oggi le tendenze si esprimono nelle sfilate, sui red carpet e negli street-styles. Dalle ever green Loubutin con la suola rossa, alle Manolo Blahnik di Carrie Bradshaw, alle décolletées nude o color cipria da usare come jolly, alle Rockstud di Valentino, grande successo delle calzature, ai sandali ‘nudist’ firmati Stuart Weitzman, fino alle ultimissime novità che hanno sfilato sulle passerelle delle recenti sfilate di Milano e Parigi e alle più economiche calzature Zara.

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Le celebrities più alla moda non rinunciano mai al tacco a spillo, sia sui red carpet che nella vita quotidiana e perché no, anche per prendere parte a una partita di Cricket come Kate Middelton.

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Il cappotto a spina di pesce, l’eterno classico dal sapore rétro che rende l’outfit moderno (irresistibilmente) chic

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Rivisitato dagli stilisti, amato dallo street style, il cappotto a spina di pesce (anche vintage) è il capospalla da riscoprire questa stagione

Il cappotto a spina di pesce, un classico riscoperto per l’inverno 2025 2026

Sono seduta in metropolitana alle 9 di un lunedì mattina dal clima baltico, avvolta nel mio gigantesco cappotto e in un’ampia sciarpa di lana, e indosso cuffie antirumore. Mi accorgo che altre tre persone nel vagone indossano cappotti quasi identici al mio: pesanti, lunghi fino ai polpacci, con i revers, realizzati in un tradizionale tessuto di lana a spina di pesce. Due sono donne più o meno della mia età, mentre il terzo è un ottuagenario che potrebbe aver indossato il suo capospalla ogni inverno dal Grande Gelo del 1962.

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Il cappotto a spina di pesce è indossato allo stesso modo da attori, politici, fashion icon e celeb, da Sean Connery e Ronald Reagan ad Alexa Chung e Claudia Winkleman, a dimostrazione del fascino trasversale di questo particolare stile tradizionale. Come il bomber, la giacca di jeans o il trench, il cappotto a spina di pesce è diventato uno di quegli capi democratici del guardaroba che si sono infiltrati in tutti i diversi strati della società nel corso dei decenni. E il gran numero di persone che lo indossano in questo momento è la dimostrazione che il suo fascino non si è affatto affievolito, anzi.FacebookX

Questi sono i 7 modelli di gonna su cui investire assolutamente nel 2026 secondo le tendenze

Dalle versioni macro a quelle micro, dai modelli più eterei a quelli più grintosi, ecco una panoramica delle gonne di tendenza che indosseremo nel 2026

Gonne primavera estate 2026: 7 modelli che indosseremo secondo le tendenze runway

Se vi state chiedendo quanto ampia sarà la gamba dei pantaloni che indosserete nel 2026, ebbene sappiate che, a prescindere dalla vostra decisione in merito, quest’anno le gonne continueranno a occupare un posto di rilievo nelle tendenze moda e a essere pertanto una tipologia di capo su cui investire. Ma verso quali modelli orientarsi? Le sfilate primavera estate 2026 ci hanno offerto qualche indizio. Se da Balenciaga, ad esempio, Pierpaolo Piccioli ha scandagliato gli archivi della maison per proporne una moderna versione “da ballo”, Chanel e Versace hanno cavalcato l’onda della gonna a sottoveste, mentre Victoria Beckham e Tory Burch puntano sul modo ultra-cool di indossare la gonna da ufficio, cioè a vita bassa (e bassissima).

Scoprite di seguito i principali modelli di gonna da aggiungere al vostro guardaroba nel 2026 secondo quanto indicato dalle tendenze avvistate sulle passerelle.

Gonne 2026: 7 modelli che indosseremo secondo le passerelle

#1 La gonna a vita bassa

Alle sfilate primavera estate 2026, vari stilisti hanno proposto modelli di gonna che, a prescindere dalla lunghezza, scendevano lungo i fianchi fino a posizionarsi ben al di sotto dell’ombelico. Uno stile che richiama alla memoria l’ormai iconica collezione “Nihilism” di Alexander McQueen, presentata dell’ottobre 1993 nel corso di una sfilata che vide le modelle calcare la passerella indossando pantaloni a vita bassissima, i famosi “bumster”. Nel caso delle gonne a vita bassa per la primavera estate 2026, Victoria Beckham e Tory Burch hanno compiuto un’operazione particolarmente sofisticata, applicando questa estetica tradizionalmente considerata risqué a modelli dall’evidente connotazione sartoriale, nel segno di un nuovo modo, più disinvolto e sottilmente sexy, di indossare capi che potrebbero essere la nostra uniforme da ufficio.

Victoria Beckham primavera estate 2026.
Tory Burch primavera estate 2026.

Cloud blush, come dare alle guance un tocco di colore delicato come una nuvola

Cloud blush, come dare alle guance un tocco di colore delicato come una nuvola

Per creare un velo di colore soft, delicato e privo di demarcazioni, l’importante è, in primis, utilizzare i prodotti giusti. Come quelli dalla texture gel to powder che, come abbiamo spiegato in precedenza, sono formulati proprio per agire come un filtro colorato sulla pelle. D’ispirazione coreana, si sfumano in un soffio persino quando la tonalità appare molto satura. Sono poi perfette anche le polveri baked, leggerissime ed effetto acquerello pur essendo asciutti. Oltre alla consistenza del prodotto, è importante anche il pennello che si utilizza per stenderlo: meglio optare per i duo fibre che abbinano setole di diverse lunghezze, perfette per modulare il colore senza rischiare di concentrarlo solo in alcuni punti. Per ottenere un finish effetto nuvola, simile a uno sbuffo di vapore variopinto, bisogna infine sfumare il colore fino alle tempie, accorgimento che permette anche di liftare otticamente i contorni del viso.

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Cloud blush è la tendenza make-up nata sui social

Il trucco iperluminoso e dall’aspetto quasi bagnato potrebbe avere i minuti contati: se le texture emollienti e idratanti di certo non spariranno, i più attenti avranno notato che molti beauty brand, di recente, hanno lanciato prodotti in polvere, dalla cipria al phard. Sarà che gli scaffali sono ormai saturi di formule liquide e cremose. Oppure che, semplicemente, le case cosmetiche hanno deciso di pensare finalmente anche a chi ha la cute grassa e non va tanto d’accordo con prodotti che puntano a rendere il viso lucido come una disco ball. Sta di fatto che il vento è cambiato: ciò non significa che sia tornato il look matte e coprente d’ispirazione Kardashian, anzi, è esattamente l’opposto. Perché ora si può ottenere un finish glowy e idratato proprio grazie a innovativi pigmenti in polvere. Gli stessi utilizzati per formulare molti dei blush di ultima generazione usciti di recente.

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Pettine capelli francese vintage per styling di tendenza. Storia dell'accessorio

Pettine capelli tendenza di styling vintage riaccesa da The Row. Storia dell’accessorio vintage che non passa mai di moda attraverso il costume e la spiritualità nelle culture del mondo

Non è vero che gli oggetti non parlano, anzi. Alcuni di loro raccontano storie personali e diventano preziosi narratori da riscoprire, custodire e tramandare. Se poi diventano anche oggetti del desiderio grazie alla visione attuale di un duo di designer, non c’è regalo migliore da poter fare. Quando sulla passerella di The Row sono apparsi dei maxi pettini in acetato – utilizzati da Guido Palau, il parrucchiere editoriale più richiesto al mondo – per fermare le acconciature delle modelle, il pubblico è rimasto incantato. Dal vivo e sui social, per settimane non si è parlato d’altro. Ma come fa un oggetto così ordinario ad infiammare il desiderio e tornare rilevante dopo essere stato relegato negli armadietti dei bagni per anni e anni? Sicuramente Mary-Kate e Ashley Olsen, fondatrici del brand, incarnano uno spirito minimalista che preferisce una qualità eloquente e altamente desiderabile ad un marketing rumoroso. Uno stile denominato “quiet luxury”, ossia lusso non ostentato, spesso sotteso nei piccoli dettagli di fattura che rendono estremamente preziosi capi e accessori. Il tutto viene riflesso sul prezzo di listino, sempre ben nascosto per etichetta, ma che rappresenta chiaramente la fascia di mercato in cui si posizionano il brand e i suoi competitor. In più, come tutte le it-girl, le gemelle Olsen (come le chiamavano negli anni 90) conoscono bene il valore del lusso quotidiano da vivere nella ricercatezza degli oggetti per la cura personale, magari fatti a mano e acquistati in negozi di nicchia, veri e propri luoghi di culto.

The Row SpringSummer 2026 courtesy Press Office

Dove acquistare pettini e fermagli per acconciature vintage:

Tra questi c’è sicuramente la boutique storica di Officine Universelle Buly a Parigi, in 45 rue de Saintonge nel quartiere Le Marais, un paradiso dove acquistare saponi, profumi e accessori di bellezza per capelli, viso e corpo tutti personalizzabili grazie al servizio di calligrafia del marchio, come nello store di Milano, nel quartiere Brera. L’esperienza in negozio, che sia nella boutique di Milano, Parigi o Shanghai è come un viaggio nel tempo, in un continuo dialogo tra passato e presente, in cui farsi stupire dalla cura del cliente e dai minuziosi dettagli con cui sono realizzati tutti gli accessori del brand. Il prodotto più “virale” del Natale 2024 era stato il Baume des Muses, un burrocacao naturale su cui incidere iniziali e aggiungere simboli a piacere. La stessa cosa si può fare con spazzole, pettini, accessori da viaggio.

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In America, è C.O. Bigelow a New York, nel West Village, la tappa obbligata dei pellegrinaggi beauty dove trovare accessori simili: un’antica apoteca di quartiere che, oltre a proporre fermagli e barrette, è anche una parafarmacia e un rivenditore del suo omonimo brand, apprezzato soprattutto da catene di hotellerie di lusso e distribuito in tutto il mondo.

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Pettine a denti larghi, pettine per capelli ricci, la tradizione dal french twist di Grace Kelly al multi-styling di The Row

Il pettine è fondamentale per realizzare l’acconciatura “a S”, chiamata anche “french twist”, da cui The Row ha preso ispirazione. Si usava per fermare i capelli nelle occasioni formali dove non era elegante lasciarli sciolti, come le prime a teatro, i balli delle debuttanti o i matrimoni. Lo indossavano invece nel quotidiano le dive anni ‘50 come Grace Kelly e Audrey Hepburn, poi è stato abbandonato per preferire le più dinamiche code di cavallo, ad esempio. Il ritorno dello stile raccolto morbido oggi potrebbe essere una prova di come l’estetica corrente si rifugi ancora una volta nel passato, inteso come porto sicuro e stabile, quasi un meccanismo di sopravvivenza al caos e alla distopia dell’attualità. Certo è che regalare un pettine, magari personalizzato, oltre ad essere molto chic, è anche un dono simbolico in molti Paesi del mondo.

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Cosa significa regalare un pettine? Le risposte dalla storia

Tra gli utensili più antichi rinvenuti dagli archeologi in necropoli e strutture abitative antiche, il pettine è da secoli simbolo di status e dimostrava il livello sociale della proprietaria attraverso il materiale e le decorazioni che presentava. Prima del diciannovesimo secolo, in Cina, possederne uno significava custodire un piccolo tesoro. Non è invece consigliabile regalare questo accessorio in Estremo Oriente: la parola “pettine” (kushi) ha in giapponese pronuncia simile ad altre che significano “sofferenza” e “morte”, perché connessi a miti di demoni che attraverso i capelli riuscivano ad impossessarsi delle persone. Per questo viene considerato di cattivo auspicio, come i fazzoletti bianchi o i coltelli. I pettini erano visti come un canale per poteri magici e la presenza divina, ecco perché esiste un santuario per dedicarsi al culto della divinità dei pettini in legno, nella città di Kiso, prefettura di Nagano, nel tempio di Yashiro-sha. Ma non sempre. Nella cultura giapponese esiste anche una leggenda che narra di un’incantevole fanciulla di nome O-Ruku, curò grazie all’uso di un pettine in legno i suoi terribili e apparentemente incurabili attaccchi di mal di testa, pettinandoli ogni notte di luna piena.

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L'afro pick nella pettinatura di Lupita Nyong'o

Il pettine afro, noto anche nel mondo occidentale come “pick”, vanta quasi 6000 anni di storia e veniva utilizzato anche per “descrivere” una persona (la sua tribù, la sua religione, il suo status nell’antica Africa), ma anche per rivendicare le proprie origini, un aspetto fondamentale dopo la Diaspora. Nello stato di Chhattisgarh in India, invece, i pettini sono utilizzati per il corteggiamento nuziale, e più una donna ne possiede, più si considera desiderata. Usanze a parte, riscoprire il lusso in un oggetto comune e dal valore storico è un po’ come ritrovare il maglione invernale preferito dopo il cambio di stagione: sa di casa e, sebbene ce ne fossimo per qualche mese dimenticati, dopo averlo ritrovato ci sembra imprescindibile. Meglio, quindi, trattarlo con cura e riconoscere il suo valore. E regalarlo col cuore.

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Questo articolo è stato precedentemente pubblicato sul numero di Novembre 2025 di REAFASHIONMAGAZINE Italia